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psicoterapia analitica

dr.ssa Laura Scaglia

Sono psicologa clinica con formazione nell’ambito della psicologia analitica.

Nel mio lavoro faccio riferimento alla teoria e alla pratica analitica di Carl Gustav Jung  e al pensiero di Silvia Montefoschi, psicoanalista che ha rivisitato il pensiero junghiano apportandone interessanti approfondimenti.

La terapia psicoanalitica promuove la conoscenza di sè stessi, tramite l’attenzione ai simboli, ai sogni e alla creatività della persona. Lo scopo è allargare lo sguardo alla propria interiorità e al senso della propria esperienza di vita e non il mero superamento dei sintomi che costituiscono il nostro disagio. Un’attenzione particolare è rivolta alla relazione che si crea tra paziente e terapeuta, indispensabile per il percorso di cura.

Sono socia ordinaria del Centro di Psicologia Evolutiva Intersoggettiva (CEPEI-APS)

Ricevo su appuntamento a Milano e a Saronno e online via Skype


autori di riferimento

Carl Gustav Jung ( 1875 – 1961) è stato uno psichiatra, psicoanalista e accademico svizzero, una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico e psicoanalitico.

La sua tecnica e teoria di psicoanalisi e psicologia del profondo, è chiamata “psicologia analitica”. Inizialmente allievo e candidato successore di Sigmund Freud, se ne allontanò nel 1913, dopo un percorso di differenziazione teorica e antropologica culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando il concetto di libido come energia psichica (e non solo sessuale) e comprendendola la storia del singolo individuo come “processo di individuazione” rispetto alla storia della collettività umana: c’è un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi, oltre a un inconscio individuale (o personale).

In Italia, l’orientamento junghiano della psicoanalisi è stato introdotto da Ernst Bernhard.

Silvia Montefoschi (1926 – 2011) medico e psicoanalista, nasce a Roma.
Dopo gli studi di biologia si orienta verso la psicologia del profondo ad indirizzo junghiano e nel 1952 inizia la sua analisi con Ernst Bernhard.

Membro fondatore, nel 1961 insieme a Bernhard, dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica  (AIPA). Dalla metà degli anni ’70 il lavoro psicoanalitico di Silvia Montefoschi è intenso, appassionato e creativo; si intrecciano relazioni di scambio e di ricerca con molti allievi e intellettuali accorsi attorno a lei (tra gli altri: Alessandro Peregalli, Lella Ravasi Bellocchio, Antonino Messina, Marco Garzonio, Ugo Garlaschini, Lalla Montanari, Adriano Alloisio, Bruno De Maria, e successivamente Marina Valcarenghi, Claudio Risè e Cesare Viviani) e collaborazioni con i colleghi del Centro Studi di Psicoterapia Clinica di Pier Francesco Galli. Esce spontaneamente dall’AIPA e dalla Società Internazionale di Psicologia Analitica per coerenza alla sua linea di pensiero circa l’incompatibilità delle strutture gerarchiche istituzionalizzate con lo sviluppo della personalità dell’analista. Si dedica così esclusivamente alla pratica psicoanalitica impegnandosi nella teorizzazione di un metodo conoscitivo e trasformativo originale che scaturisce dalla prassi stessa che scopre e promuove la dinamica dell’evoluzione della coscienza umana.